Affiliate marketing: come funziona, quanto rende, e dove si perdono i soldi
Come funziona l'affiliate marketing, cosa serve per cominciare e quanto rende davvero. Con i numeri di un account vero: 425,28 € maturati e 102,55 € incassati, e le tre cose che nessuna guida racconta perché si vedono solo dopo il primo anno.
di Tobia Borrata publisher, non consulente
Di guide all'affiliate marketing ce ne sono centinaia, e quasi tutte finiscono nello stesso punto: hai generato il tuo primo link, adesso aspetta. Quello che succede dopo — cioè gli anni in cui quel link resta su una pagina e continua a lavorare, o smette di farlo senza dirtelo — non lo racconta quasi nessuno, perché per raccontarlo bisogna averci passato del tempo dentro e aver guardato i numeri uno per uno.
Questa guida fa le due cose insieme. La prima metà spiega il meccanismo, in italiano e senza gerghi. La seconda mostra i numeri veri di un account: quanto è stato maturato, quanto è arrivato in banca, e la differenza fra le due cifre.
Cos'è l'affiliate marketing
L'affiliate marketing è un accordo in cui un sito viene pagato a risultato per i clienti che manda a un negozio. Non a visualizzazione come la pubblicità, non a forfait come uno spazio sponsorizzato: a vendita, o a contatto qualificato.
In italiano si chiama marketing di affiliazione, ma nel settore si usa l'inglese anche qui, e i tre ruoli hanno nomi che ricorrono in ogni pannello:
| Ruolo | Chi è | Cosa ci guadagna |
|---|---|---|
| Advertiser (o merchant) | il negozio che vende | clienti pagati solo quando comprano |
| Publisher (o affiliato) | il sito, il canale, la newsletter | una commissione sul venduto |
| Network (o rete) | l'intermediario tecnico | una quota, di solito pagata dall'advertiser |
Il network è il pezzo che spiazza chi arriva da fuori. Serve perché nessuno dei due lati si fida dell'altro sui numeri: il negozio non vuole dichiarare le vendite a duecento siti diversi, e il sito non vuole credere sulla parola a duecento negozi. La rete misura per entrambi, tiene il registro, incassa dall'advertiser e paga il publisher.
Esistono anche programmi diretti, senza rete in mezzo: il più grande è quello di Amazon. Lì il registro lo tiene il negozio, e ti fidi di lui.
Come funziona, passo per passo
Il ciclo è sempre questo, su qualunque rete.
- Ti iscrivi come publisher e ti candidi ai singoli programmi. Essere dentro una rete non vuol dire essere dentro i suoi negozi: ogni programma accetta o rifiuta per conto suo.
- Generi un link tracciato verso il negozio. Dentro ci sono almeno due informazioni: quale negozio, e chi va pagato.
- Un lettore clicca. La rete registra il clic e gli lascia un cookie con una scadenza — 24 ore su Amazon, spesso 30 giorni sulle reti.
- Se quel lettore compra prima che il cookie scada, il negozio comunica la vendita alla rete, che te la mette a referto come transazione in attesa.
- Passata la finestra di validazione, che copre i resi, il negozio approva o rifiuta.
- Le sole transazioni approvate finiscono nel pagamento, al raggiungimento di una soglia minima.
Le due righe che contano sono la 4 e la 5, e sono anche le due che le guide saltano. Una vendita registrata non è una vendita pagata, e chi decide non sei tu. Quanto pesi questa differenza è la seconda metà dell'articolo.
C'è poi una regola che governa tutto il resto e si chiama attribuzione all'ultimo clic: se il lettore passa dal tuo link e poi, prima di comprare, da un altro canale — un comparatore, un'estensione per i coupon, una newsletter — la commissione va all'ultimo. Non è un abuso, è il modello. È scritto nelle regole di tutte le reti, e più avanti si vede quanto costa in euro.
Se qualche termine non ti è chiaro — EPC, storno, deep link, subID — li ho messi in fila uno per uno nel glossario dell'affiliate marketing.
Quanto si guadagna davvero
Qui di solito arriva una tabella di percentuali di commissione. È il numero meno utile che esista, e lo dimostro con tre conti fatti su dati veri invece che con un ragionamento.
Primo conto: il maturato non è l'incassato
Cinque mesi di transazioni di un account Awin di un blog italiano, dal 20 febbraio al 14 luglio 2026. Non è una selezione: sono tutte.
| Stato | Transazioni | Commissione |
|---|---|---|
| Approvate | 15 | 102,55 € |
| In attesa | 3 | 93,17 € |
| Rifiutate | 9 | 229,56 € |
425,28 € maturati, 102,55 € arrivati. Il 54% del valore è stato rifiutato, un altro 22% è fermo in attesa da mesi.
Buona parte dei rifiuti è la vita normale del commercio: ordini non conclusi, resi, controlli del credito non passati. Ma 42,61 € su tre transazioni portavano il motivo «Altra Fonte», che vuol dire una cosa sola: la vendita c'è stata, la commissione è stata pagata, a qualcun altro. È l'ultimo clic. Il conto completo, motivo per motivo, sta in Awin: quanto paga davvero.
Chi mette l'affiliazione a bilancio contando il maturato sta contando male, e di un fattore quattro.
Secondo conto: fra un programma e l'altro c'è un fattore 350
L'EPC — earnings per click, quanto ha reso in media un singolo clic mandato a un programma — è il numero che mette insieme commissione, tasso di conversione e tasso di approvazione. Sul portafoglio di quel blog va da 0,02 € a 7,33 €.
E il programma che riceveva più traffico di tutti, con 4.646 clic al mese, era il penultimo per resa. Gli stessi clic mandati altrove avrebbero reso quindici volte tanto, senza un lettore in più. La tabella completa, con le tre righe che vanno lette due volte, sta in quali programmi di affiliazione pagano davvero.
Terzo conto: quanti clic escono davvero
Un mese di clic in uscita da quel blog: 622, di cui 45 su link che potevano pagare qualcosa. Tutti gli altri erano link normali — fonti, approfondimenti, citazioni — e va benissimo così, ma è il numero che rimette in scala tutte le percentuali di commissione del mondo. Il dettaglio è in guadagnare con un blog: i numeri.
La conclusione dei tre conti è la stessa: in affiliazione il traffico è la parte più cara e la meno decisiva. Fra due siti con gli stessi lettori, quello che sceglie i negozi con l'EPC e controlla i propri link incassa un multiplo dell'altro.
Come si comincia, in ordine
L'ordine conta più delle singole voci, perché quasi tutti lo fanno al contrario: prima aprono gli account, poi cercano cosa scrivere.
- Prima il pubblico, poi il negozio. Nessuna commissione compensa un prodotto che chi ti legge non comprerebbe comunque. È anche il motivo per cui i programmi con le percentuali più alte spesso non rendono niente: pagano tanto perché non vendono da soli.
- Poi il posto dove scrivere. Un sito è la scelta con la vita più lunga, perché una pagina continua a portare lettori per anni. Un canale social porta più in fretta e smette prima. Una newsletter è la sola in cui il pubblico è tuo e non di una piattaforma.
- Poi la rete, scelta a partire dal negozio. Si guarda dove sta il merchant che serve e ci si iscrive lì. Il contrario — aprire otto account per "diversificare" — produce otto pannelli da controllare e zero vendite in più.
- Poi i link, fatti bene. Il link alla homepage del negozio è il modo più veloce per buttare via un clic: chi legge di un prodotto vuole quel prodotto. Si usa il deep link, cioè il link tracciato alla pagina di prodotto.
- Poi l'etichetta di tracciamento. Su Awin si chiama
clickref, su Amazon è il tag e le sue varianti: senza, sai che hai venduto ma non da quale articolo, e quindi decidi dove scrivere il prossimo pezzo tirando a indovinare. - Infine il controllo periodico di quello che hai già. È il punto che nessuno mette in lista, ed è quello che rende di più — la sezione qui sotto spiega perché.
Se vuoi partire dalla teoria prima che dagli account, ho recensito cinque libri sull'affiliate marketing, incluso uno che di solito non viene consigliato.
Le reti in Italia, e cosa cambia fra loro
Non c'è una rete migliore in assoluto: c'è la rete dove sta il negozio che ti serve. Queste sono quelle che un publisher italiano incontra davvero, con la cosa che le distingue in pratica.
| Rete | Cosa cambia in pratica |
|---|---|
| Amazon | programma diretto, catalogo enorme, cookie di 24 ore e commissioni basse. È quasi sempre il primo, e quasi mai il più redditizio |
| Awin | la copertura italiana più seria sulle catene che vendono davvero. Chiede 5 € di deposito all'iscrizione, rimborsati alla prima soglia. Dichiara il motivo di ogni rifiuto |
| Tradedoubler | rete storica, presenza italiana solida. I dati che restituisce sono più poveri: l'export delle transazioni non contiene nemmeno l'aliquota di commissione del programma |
| TradeTracker, Adtraction | reti minori in Italia, utili quando ospitano un merchant che altrove non c'è |
| AliExpress, Temu e simili | programmi diretti dei marketplace, con portali separati e regole proprie. Volumi alti, commissioni basse, cataloghi che cambiano |
La cosa da sapere prima di aprire il secondo account: molti negozi stanno su una rete sola. Su quel blog, i merchant che vendevano davvero — elettronica e casa — stavano tutti e soli su Awin, e la verifica ha chiuso la domanda "mi conviene spostarmi" senza bisogno di provarci.
Se il tuo punto di partenza è Amazon, la guida dedicata con commissioni, cookie e le tre cose che si scoprono solo dopo sta in affiliazione Amazon: come funziona.
Serve la partita IVA?
È la domanda più frequente e quella su cui vedo scritte più sciocchezze, quindi la tratto per quello che è: una questione fiscale, non di marketing.
Quello che si può dire con certezza è il principio, che non dipende dall'affiliazione: in Italia la differenza sta fra un'attività occasionale e una abituale e organizzata. La prima non richiede partita IVA, la seconda sì, e la linea la tracciano la continuità e l'organizzazione dei mezzi, non solo l'importo. Un sito aggiornato tutti i mesi con lo scopo di generare commissioni assomiglia molto poco a un'attività occasionale.
Quello che si può dire con altrettanta certezza è che le reti se ne accorgono: al momento del pagamento chiedono i dati fiscali, e alcune non pagano finché non li ricevono. Non è un controllo che si aggira, è la condizione per incassare.
Le soglie, le aliquote e il regime che conviene non li scrivo qui, perché cambiano e perché non è il mio mestiere: quella è una mezz'ora di commercialista, e costa meno di un errore. Diffida di qualunque guida di marketing che te li elenca con sicurezza.
La parte che nessuno racconta: l'archivio invecchia da solo
Questa è la ragione per cui esiste il sito su cui stai leggendo, e non è un'opinione.
Un articolo pubblicato è una cosa ferma. Il mondo a cui punta non lo è: i negozi chiudono i programmi, le reti sospendono i rapporti, i cataloghi cambiano, i plugin riscrivono i link, qualcuno incolla un URL preso da un altro sito con dentro l'ID di un altro publisher.
Su un blog di 102 articoli, controllati uno per uno, 40 programmi scritti dentro gli articoli non avevano più un rapporto attivo con l'account: 28 chiusi, 11 con il rapporto sospeso o revocato. Il caso più grosso era una pay-tv presente su nove articoli, con la rete che rispondeva letteralmente che non esiste nessun rapporto fra questo publisher e questo advertiser — e il lettore che ci arrivava comunque, contento lui e contenta la pay-tv.
Nessuno di questi link dà errore. Rispondono 200, portano al prodotto giusto, e un controllo dei link rotti non li trova, perché per un controllo dei link rotti sono link sani. È il motivo per cui questi guasti durano anni: l'unico segnale è una commissione che non arriva, e una commissione che non arriva non fa rumore.
Le cinque famiglie di guasto, con l'aspetto che ha ognuna, stanno in come un link di affiliazione smette di pagare. La verifica più semplice da fare a mano — guardare un link e sapere se paga te — è spiegata per Amazon in come si controlla un link di affiliazione Amazon.
I quattro errori che costano di più
Li metto in ordine di quanto ho visto che costano, non di quanto vengono ripetuti.
- Guardare il totale invece degli stati. Il numero che conta non è quanto hai guadagnato: è quanto hai maturato e quanta parte non è arrivata. Sul conto qui sopra, il rapporto era uno a quattro.
- Scegliere il programma dalla percentuale. È il numero che le liste ordinano e quello che predice meno di tutti. L'EPC sta nel pannello, e fra il primo e l'ultimo programma c'era un fattore 350.
- Mandare tutti in homepage. Costa dieci secondi in più fare un deep link, e sposta la conversione più di quasi tutto quello che si può fare al testo.
- Non ricontrollare mai l'archivio. È l'unico errore che peggiora da solo mentre non guardi, ed è quello che riguarda i soldi già guadagnati: traffico che hai già pagato con il lavoro di scrivere.
Sette controlli concreti su un archivio esistente, con il risultato misurato di ognuno, stanno in guadagnare di più con le pagine che hai già.
In sintesi
L'affiliate marketing è pagato a risultato, il che lo rende il modo più onesto di monetizzare un pubblico e anche il più facile da leggere male. Il meccanismo si impara in mezz'ora. Quello che serve anni per capire è che la parte difficile non è ottenere il clic: è accorgersi dei clic che non possono pagarti, perché quelli non danno nessun errore e non compaiono in nessun rapporto.
Le tre cose da portarsi via, se ne devi tenere tre:
- Il maturato non è l'incassato. Leggi le transazioni per stato, e guarda la colonna dei motivi di rifiuto.
- Il negozio conta più della commissione. Si sceglie con l'EPC, e prima ancora con quello che il tuo pubblico comprerebbe comunque.
- L'archivio va ricontrollato. I link non si rompono con un errore: smettono di pagare in silenzio.
L'analisi gratuita di affleak legge trenta pagine del tuo sito, riconosce i link delle principali reti e ti dice quali oggi non possono pagarti: programmi chiusi, ID di qualcun altro, tag mancanti. Senza registrarsi, e senza generare un solo clic.
Tobia Borrata publisher, non consulente
Faccio affiliate marketing dal 2017. Gestisco weareblog.it e altri siti che vivono di link, con account publisher su Awin, Tradedoubler, TradeTracker, Adtraction e nel programma Amazon. Il mestiere lo faccio dentro quei pannelli — feed di prodotti, deep link, report delle transazioni, commissioni rifiutate mesi dopo — non nelle slide su come funzionerebbe. Qui scrivo di questo: come pagano davvero le piattaforme, cosa si rompe senza che nessuno avvisi, e quanto costa accorgersene tardi.
Quanti dei tuoi link non ti stanno pagando?
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