Link di affiliazione Amazon: com'è fatto, e come si controlla che paghi te
Un link Amazon che paga e uno che non paga sono identici a occhio: rispondono 200, portano al prodotto giusto, nessun controllo li segnala. La differenza sta in un parametro. Come si legge, dove sparisce, e come si controlla un archivio intero senza aprire un link.
di Tobia Borrata publisher, non consulente
Un link di affiliazione Amazon rotto non esiste.
Voglio dire: esiste il caso in cui il prodotto è finito e la pagina risponde 404, ma quello lo trova qualunque controllo automatico. Il caso che conta è l'altro — il link risponde 200, porta il lettore esattamente sul prodotto giusto, il lettore compra, e la commissione non arriva a nessuno. O arriva a qualcun altro.
Non c'è nessun errore da nessuna parte. Il link funziona. È solo che non lavora per te.
Ho passato l'ultimo mese a leggere gli href di un archivio di quasi mille articoli, e quello che segue è la parte che si può controllare da soli, in mezz'ora, senza strumenti.
Com'è fatto un link Amazon, per davvero
Un link di affiliazione Amazon nella sua forma minima è questo:
https://www.amazon.it/dp/B08N5WRWNW?tag=nomesito-21
Tre pezzi, e uno solo ti riguarda:
| Pezzo | Cosa dice | Ti riguarda? |
|---|---|---|
www.amazon.it | quale marketplace | sì, ma indirettamente |
/dp/B08N5WRWNW | l'ASIN, cioè il prodotto | no |
?tag=nomesito-21 | chi viene pagato | è l'unica cosa che conta |
Tutto il resto che vedi appiccicato ai link copiati da SiteStripe — linkCode, ref_, psc, th, linkId, creativeASIN — è contorno. Serve ad Amazon per sapere da quale strumento è nato il link. Se lo togli, il link paga lo stesso. Se togli tag=, non paga più niente, e la pagina resta identica.
In Italia il tuo ID finisce per -21. Ogni marketplace ha il suo: un ID nato su amazon.it non traccia un acquisto su amazon.de o su amazon.com, a meno di non aver attivato OneLink. Un link a un prodotto tedesco con il tuo tag italiano attaccato è traffico regalato, e sembra un link perfettamente normale.
Come si crea, in tre modi
- SiteStripe, la barra che compare in cima ad Amazon quando sei loggato come
affiliato. È il modo ufficiale e ti dà il link lungo, corto (amzn.to) o l'HTML.
- A mano, aggiungendo
?tag=iltuoid-21a un URL prodotto pulito. È il modo che
preferisco: produce l'unica forma che si può leggere a colpo d'occhio dentro l'articolo.
- Un plugin, che lo fa al posto tuo. È anche il modo in cui il tag può sparire senza
che nessuno se ne accorga — ci torno fra due paragrafi.
Il link corto amzn.to porta il tag dentro di sé, ma non lo mostra. È comodo da scrivere e pessimo da controllare: fra sei mesi, guardando la tua pagina, non puoi sapere per chi lavora quel link senza risolverlo.
I cinque modi in cui il tag sparisce
Questi non sono casi di scuola. Sono quelli che ho trovato guardando un archivio vero.
1. Il copia-incolla dalla barra del browser
Il caso banale e il più frequente. Apri il prodotto, copi l'URL, lo incolli nell'articolo. Il link è giusto, il prodotto è giusto, il tag non c'è. Nessuno se ne accorge perché non c'è niente da accorgersi: la pagina funziona.
Succede soprattutto sugli articoli scritti di fretta, e sui vecchi — quelli scritti prima che il sito avesse un metodo.
2. Lo shortener che nasconde il tag di un altro
Qui la cosa si fa seria. Ho censito i link accorciati di un blog e ne ho trovati 152 su 81 articoli che passavano da uno shortener non riconoscibile: lite.bz, fas.st, litl.si, clickm.me, tidd.ly.
Seguendo i redirect in automatico si vede solo il negozio finale, che è identico nei due casi. La differenza sta in un salto intermedio.
Un link a Bofrost su quel sito passava per litl.si/8rad8L. Risolto a mano, un hop alla volta, arrivava a un tracker con dentro p=244622 — un ID publisher che non era il nostro. Era un link di affiliazione perfettamente funzionante, intestato a un altro, che portava traffico a un negozio e commissioni a uno sconosciuto. Da chissà quando.
Il dettaglio che merita: 56 di quei 152 link erano invece nostri. tidd.ly è lo shortener di Awin, e un tidd.ly scritto da te porta il tuo ID. Riscriverli tutti in blocco avrebbe buttato via 56 link buoni. È il motivo per cui questo controllo non si può fare con una regex: va risolto ogni salto e letto chi c'è dentro.
3. Il plugin, il tema, la cache
Un plugin che riscrive i link di affiliazione fa una cosa utile finché la fa. Quando lo disattivi, quando cambia proprietario, quando la licenza scade o quando la cache serve una versione dell'HTML più vecchia della modifica, i link tornano nudi.
Il modo per accorgersene è uno solo: guardare l'HTML servito, non quello dell'editor. Il tuo browser in incognito sulla pagina pubblica, tasto destro, sorgente, cerca tag=. Quello che vede Google e quello che vede il lettore è quello, non quello che hai scritto in bacheca.
4. Il tag di un altro, copiato per sbaglio
Capita più spesso di quanto sembri: un template comprato, un articolo copiato come esempio, un tutorial che lasciava il proprio ID negli snippet, un collaboratore che ha usato il suo account.
Il link paga. Non paga te.
5. L'account chiuso per inattività, e questo è il peggiore
Amazon Associates chiede tre vendite qualificanti entro 180 giorni dall'iscrizione. Se non arrivano, l'account viene chiuso. Non è un ban: puoi riscriverti e ottenere un ID nuovo.
Il problema è cosa succede ai link che hai già pubblicato. Continuano a funzionare esattamente come prima, portano i lettori su Amazon esattamente come prima, e non attribuiscono più niente a nessuno, perché il tag che portano appartiene a un account che non esiste più.
Chi si è iscritto, ha scritto venti articoli, non ha fatto le tre vendite, si è riscritto un anno dopo con un ID nuovo e non è tornato indietro a riscrivere i vecchi link, ha un archivio che lavora gratis per Amazon. E niente, da nessuna parte, glielo dice.
Il cookie dura 24 ore, e questo cambia cosa vale la pena linkare
Vale la pena saperlo perché decide dove mettere i link, non solo se sono giusti.
Quando qualcuno clicca il tuo link, si apre una finestra di 24 ore: tutto quello che mette nel carrello in quel periodo ti viene attribuito, non solo il prodotto che avevi linkato. Se il prodotto entra nel carrello dentro le 24 ore ma l'ordine si conclude dopo, la commissione resta valida per un periodo molto più lungo — Amazon lo estende fino a circa 90 giorni per quell'articolo nel carrello.
Due conseguenze pratiche:
- Un clic vale più del prodotto che hai linkato. Chi arriva su Amazon dal tuo articolo
su un tostapane e poi compra anche un cavo HDMI e due libri, li paga tutti a te.
- Un clic che arriva quando il lettore non è in modalità acquisto vale zero. Le 24 ore
passano e non torna nessuno.
Le percentuali di commissione per categoria stanno sulla pagina ufficiale di Associates Central e cambiano: Amazon le ha ritoccate più volte. Chi le copia dentro un articolo si ritrova con una tabella vecchia che nessuno aggiorna. Per questo qui non la trovi.
Come si controlla un archivio, in pratica
Tre regole, in ordine di importanza.
Non seguire i link, leggili. Aprire ogni link di affiliazione per vedere dove va significa generare clic che nessuno ha fatto. Amazon considera il traffico artificiale una violazione delle condizioni, e le altre reti pure. Quasi tutto sta già scritto nell'URL: il tag c'è o non c'è, e si vede senza aprire niente.
Guarda l'HTML servito, non l'editor. Le due cose divergono più spesso di quanto si creda, e la versione che conta è quella che riceve il lettore.
Risolvi gli shortener a mano. Uno per uno, guardando ogni salto, non l'ultimo. Il tracker di un altro sta quasi sempre in mezzo, mai in fondo. E quando risolvi, togli i parametri di campagna che ti porti dietro (gclid, utm_*, label, sid): se li riscrivi in pagina, stai attribuendo la visita a qualcun altro dentro l'analytics del negozio.
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Tobia Borrata publisher, non consulente
Faccio affiliate marketing dal 2017. Gestisco weareblog.it e altri siti che vivono di link, con account publisher su Awin, Tradedoubler, TradeTracker, Adtraction e nel programma Amazon. Il mestiere lo faccio dentro quei pannelli — feed di prodotti, deep link, report delle transazioni, commissioni rifiutate mesi dopo — non nelle slide su come funzionerebbe. Qui scrivo di questo: come pagano davvero le piattaforme, cosa si rompe senza che nessuno avvisi, e quanto costa accorgersene tardi.
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